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Un poliziotto spara: legittima difesa o omicidio? Ricostruzione della sparatoria

08 settembre 2007 - una data che per il Vicesovrintendente della Polizia A.S. di Ivrea sarà impossibile dimenticare. 
Secondo la ricostruzione, era da qualche tempo che ogni sabato al supermercato Conad a San Grato alcune coppie di nazionalità rumena erano soliti riempirsi le borse di bottiglie di superalcolici ed uscire senza pagare. Quel sabato, durante un'operazione di controllo, il poliziotto si trovava fuori dal supermercato in attesa di fermare l'attività dei quattro, era in borghese ed era in servizio insieme con altri colleghi.

Nella fuga in auto delle due coppie, dopo l'ennesimo colpo al supermercato, il poliziotto li ha inseguiti nel tentativo di bloccarli; il poliziotto sostiene di che l'auto in corsa non si sia fermata al suo ALT e, per evitare di essere investito, di aver dovuto esplodere alcuni colpi in direzione dell'auto: uno di questi purtroppo è stato fatale per una delle due donne.

Anni di accertamenti, patteggiamenti e lunghe cause: ci sono voluti 7 anni per avere una sentenza della Corte condanna ad un anno e quattro mesi. I giudici lo hanno condannato per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi. 

L'ing. Fabrizio Mario Vinardi è stato nominato Consulente Tecnico dalla difesa di Parte Civile (il marito della vittima): questa la sintesi dell'udienza svoltasi al Tribunale di Ivrea, poi confermata dalla Corte d'Appello di Torino con condanna a 1 anno e 4 mesi per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi e qui disponibile in forma integrale (articolo La Voce):    

<< Stando alle ricostruzioni in aula, la Lancia K avrebbe abbandonato il piazzale e percorso un tratto a “S” per raggiungere via Torino. Il poliziotto, invece, avrebbe cominciato a correre nel tentativo di tagliare loro la strada. Giunto in via Torino, avrebbe quindi atteso l’arrivo della vettura. L’agente aveva definito l’auto “in fuga”, ma il consulente tecnico di parte Fabrizio Vinardi (nominato dagli avvocati Luca Giabardo e Flavio Campagna, difensori di Nicu Chisoi, marito della vittima) ha stabilito che viaggiava a una velocità compresa «tra i 30 e i 35 chilometri orari nel momento in cui si trovava in prossimità della posizione del poliziotto (ossia negli istanti in cui questi sparò i tre colpi)».

Lo stesso consulente di parte aveva smentito le dichiarazioni rese dal poliziotto e gli esiti della perizia balistica ordinata dal gip Marco Tornatore e svolta dai periti. «Al momento di esplodere i colpi: il tiratore si trovava nell’area compresa tra il marciapiede e i primi 50 centimetri di strada, a ridosso del marciapiede stesso». Pertanto, il poliziotto non avrebbe rischiato di essere travolto dall’auto in fuga.

A pochi centimetri dall’auto, A. S. avrebbe sparato tre colpi: il primo contro il cofano, il secondo contro la portiera [NdR: quello letale], il terzo in direzione dello sportellino del carburante.>> 

Per ulteriori informazione, clicca qui per consultare anche l'articolo del Quotidiano del Canavese.

 

 

 

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