Si incendia la roulotte: muore Massimo Macario
Il nipote del famoso comico Erminio Macario muore in un campeggio
Un uomo decede all’interno di una roulotte a causa di un incendio sviluppatosi all'interno.
Le indagini per omicidio colposo (art. 589 c.p) e incendio colposo (art. 449 c.p.) portano ad una ricostruzione della dinamica dell’evento che tecnicamente non convince e al dibattimento è una "guerra di perizie" tra CT del PM e CTP dell'imputato.
Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2007 si sviluppa un incendio all’interno di una roulotte nel campeggio Villa Rey sulla collina torinese, dove sta dormendo Massimo Macario, nipote del grande comico Erminio Macario, che purtroppo non sopravvive.
Gli accertamenti dei VV.F. e della Procura della Repubblica attribuiscono il decesso all'inalazione di fumi e monossido di carbonio, a causa dell’incendio sviluppatosi in ambiente confinato.
Secondo il CT del PM, le cause dell’incendio sarebbero da attribuire all’impianto elettrico della roulotte, obsoleto e non a norma, che avrebbe generato un surriscaldamento nella zona sotto il lavello, appiccando così fuoco ad alcuni stracci e propagandosi poi agli arredi.
Al dibattimento la difesa dell'unico imputato, identificato come "gestore" del campeggio per aver assegnato la roulotte alla vittima, nomina CTP il prof. ing. Fabrizio Vinardi per verificare l'esattezza tecnica delle cause dell'incendio.
La Relazione di parte, pur riconoscendo un impianto elettrico non sicuro, porta all’evidenza del giudice penale due fatti tecnici dirimenti:
1) neppure i primi rilievi, eseguiti la notte stessa dell'incendio, hanno mai identificato un cavo elettrico idoneo ad alimentare la roulotte (che - va precisato - era stata concessa in uso solo per quella notte, dal momento che varie testimonianze riferiscono che la vittima si fosse presentata al campeggio in tarda serata, chiedendo ospitalità);
2) all'interno della roulotte non sono stati trovati utilizzatori elettrici e, anzi, il telefono cellulare della vittima e un dispositivo multimedia sono stati ritrovati in carica nei bagni comuni.
Da queste considerazioni tecniche si deve concludere che all'interno della rolulotte non vi fosse alimentazione elettrica e, quindi, le cause dell'incendio vanno ricercate altrove (ad esempio, nelle candele che alcuni testi riferiscono aver visto accese quella notte nella roulotte).
A poco più di 4 anni dai fatti, con le parti civili risarcite, il Tribunale penale di Torino assolve l'imputato perché "il fatto non costituisce reato", non essendo stato dimostrato un nesso causale penalmente rilevante tra le condotte contestate (incendio e omicidio colposo, connessi alla violazione di norme in materia di impianti elettrici) e l'evento che ha poi condotto al decesso della vittima.
Il caso evidenzia come l’assenza di una ricostruzione causale certa e univoca impedisca l’affermazione della penale responsabilità, anche a fronte di esiti tragici.
Nei passaggi finali della sentenza si legge infatti che l'accusa mossa all'imputato "anche a causa di errori ed omissioni commessi dagli operanti ... resta una ipotesi, che ha una sua dignità, ma che non è stata adeguatamente provata in fatto".




