Incendio in piazza Carlo Felice a Torino: un caso che resta attuale
L’incendio che il 3 settembre 2021 colpì un edificio in piazza Carlo Felice, di fronte alla stazione di Porta Nuova, è tornato a far parlare di sé con l’avvio dei procedimenti giudiziari civili, mentre si sta concludendo la prima fase del processo penale.
Una parte degli edifici che occupano l’isolato compreso tra le piazze C. Felice e Lagrange, via Lagrange e c.so Vittorio Emanuele II era in ristrutturazione, quando un rogo partito dal piano attico devastò la copertura e l’intero piano delle mansarde abitabili, con un impatto molto rilevante non solo per gli abitanti, ma anche per gli esercizi commerciali (non interessati dall’incendio) e per la viabilità (piazza Lagrange fu bloccata per lungo tempo).
I Vigili del fuoco dovettero lavorare un giorno intero, facendo evacuare per precauzione oltre 100 persone (fortunatamente senza feriti) e rendendo inagibili temporaneamente circa 3.000 metri quadrati.
Come riportato anche dai media, l’ipotesi di incendio colposo fu subito fatta risalire ai lavori di posizionamento di una cassaforte al piano attico, che era in ristrutturazione; tuttavia, la maggior parte delle fonti riporta una dinamica iniziale legata a lavorazioni con fiamma ossidrica, quando invece si trattò – come più logico – di una operazione di saldatura della cassaforte ad altre strutture metalliche.
La Procura della Repubblica ci ha affidato la ricostruzione della dinamica e delle cause dell’incendio, chiedendo anche se i pannelli isolanti utilizzati per il cappotto esterno (EPS in classe E) fossero “a norma”, con riferimento al momento storico.
Sono stati rinviati a giudizio, oltre alla persona che ha maldestramente operato con la saldatrice (titolare di una piccola impresa e reo confesso) anche il legale rappresentante dell’impresa affidataria, il direttore dei lavori e il coordinatore per la sicurezza.
Al di là dell’esito giudiziario - che spetta al giudice penale per le responsabilità e al giudice civile per gli aspetti risarcitori - il caso di piazza Carlo Felice rimane un “promemoria” tecnico molto concreto su tre punti:
- gestione del rischio incendio nei cantieri (che è tutt’altra cosa rispetto alla c.d. Prevenzione incendi, che si occupa dell’edifico terminato e delle attività in esso svolte);
- misure preventive e organizzative (da chi entra in cantiere e con quale attrezzatura a ci sono i mezzi di estinzione e sono adeguati);
- propagazione rapida: materiali e geometrie possono accelerare la propagazione sia in orizzontale, sia in verticale delle fiamme.




