Esplosione al deposito ENI di Calenzano
Il 9 dicembre 2024 si è registrata una esplosione nel deposito ENI di Calenzano (FI) con un bilancio gravissimo: 5 lavoratori morti e 26 feriti, oltre a danni rilevanti nell’area circostante.
Già a pochi giorni dai fatti i media hanno diffuso un video delle telecamere di sorveglianza in cui si vedono molto chiaramente due operatori su una PLE (Piattaforma di Lavoro Elevabile) che stanno lavorando su alcune tubazioni in prossimità della corsia 7, mentre un’autobotte sta caricando carburante nella adiacente corsia 6 (e ce n’è un’altra nella corsia 5).
Improvvisamente, uno spruzzo di liquidi (che si accerterà essere benzina) parte dall’alto e investe sia gli operatori in quota, sia quelli a terra (uno di loro schiaccia il pulsante di emergenza).
Poi una deflagrazione devastante
Nelle prime fasi dell’inchiesta, la Procura di Prato ha disposto il sequestro del sito e l’avvio di accertamenti tecnici specialistici sulle possibili cause della deflagrazione.
Le cronache hanno poi evidenziato il ruolo centrale della perizia tecnica e dell’incidente probatorio, proprio perché in casi di questo tipo la ricostruzione della catena causale richiede competenze integrate: impiantistica, sicurezza del lavoro, dinamica dell’esplosione, organizzazione delle attività e gestione delle interferenze. RaiNews aveva già segnalato, nei giorni successivi all’evento, la necessità di una perizia sull’impiantistica del deposito e il riferimento a “molteplici profili di potenziali responsabilità”.
Secondo ricostruzioni giornalistiche più recenti, la perizia disposta dal Tribunale avrebbe escluso la natura “fortuita” dell’evento, collocando il focus su una dinamica da approfondire tecnicamente e processualmente. Si tratta però di un passaggio che, come sempre, va letto con cautela: la valutazione definitiva delle responsabilità appartiene al giudizio e al contraddittorio tra le parti.
Al di là dell’esito processuale, Calenzano è un caso-scuola su alcuni punti essenziali:
- gestione delle attività interferenti in impianti a rischio rilevante;
- priorità della sicurezza operativa rispetto alla continuità produttiva;
- qualità delle procedure e dei controlli (non solo formali, ma sostanziali);
- ricostruzione tecnica rigorosa come base per qualunque valutazione giuridica.
In sintesi: nei sistemi complessi, gli eventi gravi raramente nascono da un solo errore. Più spesso emergono da una catena di vulnerabilità tecniche, organizzative e decisionali.




